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Mare Adriatico
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Il mwdwmare Adriatico è una parte del mar mweaMediterraneo orientale situato tra la mweqpenisola italiana e la mwegpenisola balcanica; suddiviso in mwewAlto Adriatico, mwfaMedio Adriatico e mwfqBasso Adriatico. Bagna sei Paesi: mwfgItalia, mwfwSlovenia, mwgaCroazia, mwgqBosnia ed Erzegovina, mwggMontenegro e mwgwAlbania, confinando a sud-est con il mwhaMar Ionio.

Contents

Storia
Porti
Note

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Storia

L'estensione del mare Adriatico è notevolmente cambiata nelle ere storiche, con incrementi e riduzioni importanti. Nel Pliocene era molto più vasto ed arrivava sotto le mwjaAlpi includendo tutta l'attuale pianura padana, mentre nell'ultima glaciazione, avvenuta circa 20000 anni fa, era ridotto a quasi la metà dell'attuale superficie, con il mwjqfiume Po che sfociava quasi all'altezza di mwjgAncona. Attualmente registra una limitata, ma progressiva riduzione di superficie a causa del continuo incremento territoriale del delta del Po.

Etimologia

La maggioranza degli storici concorda che il nome Adriatico derivi dalla città di mwkqAdria, già mwkgveneta ed mwkwetrusca, quindi colonia mwlasiracusana, che per i greci era considerata l'estremità settentrionale dell'Adriaticocite-ref-braccesi-1-0[1], il cui nome verrebbe così a significare "mare che termina ad Adria". Adria era allora terminale di importanti vie carovaniere che scendevano dal mwmqBaltico, attraverso il mwmgBrennero, e dal mwmwMar Nero attraverso il mwnaDanubio e la mwnqDrava, mettendo in comunicazione commerciale l'area mediterranea con tali regioni e permettendo gli scambi di mwngambra, mwnwstagno e mwoaargento. Un canale artificiale (la mwoqFilistina) collegava già allora Adria con la mwoglaguna di Venezia e da lì permetteva di risalire tramite protetta navigazione endo-lagunare fino alle risorgive del mwowTimavo (mwpacaput Adriae).cite-ref-braccesi-1-1[1]

I mwqgGreci diedero quindi il nome di mwqwAdrias Kolpos (golfo di Adria) inizialmente alla parte settentrionale del mare (dalla foce del fiume mwraPo al golfo del mwrqQuarnaro), poi gradualmente il nome venne esteso per tutta la sua lunghezza, dal mwrgcaput Adriae fino al mwrwcanale d'Otranto.cite-ref-braccesi-1-2[1] Quando i Romani conquistarono il Nord Italia alla fine del mwtaIII secolo a.C., il nome si era già consolidato. Lo storico longobardo mwtqPaolo Diacono riporta tuttavia che il nome del mare Adriatico derivi da quello della mwtgcittà abruzzese di mwtwAtri (anticamente Hadria e poi Hatria), che per i Romani era punto di arrivo di uno dei principali itinerari tra mwuaRoma e l'Adriatico.cite-ref-diacono-2-0[2]

Altre fonti testimoniano invece un’origine siculo-illirica e così anche il nome di persona che ne è derivato, Adriano: entrambi i nomi hanno la comune origine dal Dio Adranòs, in lingua sicula Hatranus.cite-ref-3[3]cite-ref-4[4] Secondo mwxgVarrone (116-27 a.C.), la parola Adria deriverebbe dall'etrusco mwxwatrium, giorno/luce/est, ad indicare la posizione ad oriente del mare e della città di Adria, abitata dagli mwyaAtriates Tusci (etruschi orientali - civiltà mwyqpost-villanoviana con centro a mwygFelsina), rispetto all'mwywEtruria.cite-ref-5[5]

Il nome del mare Adriatico conserva la stessa radice etimologica in tutte le lingue dei popoli che vi si affacciano: mwaqJadransko morje in mwagsloveno mwawJadransko more/mwbaЈадранско море in mwbqcroato, mwbgbosniaco e mwbwmontenegrinocite-ref-6[6] (secondo alcuni tale parola farebbe invece riferimento al nome latino della città di mwdaZara, mwdqIadera, ma ciò non è possibile secondo l'evoluzione fonologica) e mwdgDeti Adriatik in mwdwalbanese.

Nel periodo pre-classico, l'Adriatico era considerato un'articolazione dello mweqIonio; venne considerato un mare a sé stante a partire dal mwegperiodo repubblicano romano. Nel mwewMedioevo e nell'mwfaEtà Moderna, i mwfqVeneziani, che comprendevano nel proprio dominio la mwfgDalmazia e alcuni porti mwfwpugliesi, chiamavano l'intero Adriatico con il nome di mwgagolfo di Venezia. Dal momento che la mwgqSerenissima era una delle maggiori potenze d'mwggEuropa, tale denominazione si diffuse molto, senza però soppiantare mai completamente il nome originale, al quale rimasero fedeli i pochi porti adriatici che mwgwVenezia non riuscì a sottomettere. Nei codici marittimi veneziani era addirittura chiamato mwhail nostro canal, quasi fosse la continuazione del mwhqCanal Grande.

I Micenei in Adriatico

I primi navigatori a frequentare l'Adriatico furono i mwjqMicenei. Questa antica frequentazione è testimoniata dai ritrovamenti di reperti micenei, che in questo mare sono tipici solo di un numero limitato di siti, elencati di seguitocite-ref-diomede-a-pola-2002-7-0[7].

Sulla costa adriatica italiana:

• nella zona del mwtqDelta del Po: a mwtgFrattesina, sul mwtwPo di Adria, un antico ramo deltizio del Po, a mwuaLegnago, lungo il tratto finale del fiume mwuqAdige, e a mwugTorcello, nella mwuwlaguna veneta;
• nelle mwvqMarche: ad mwvgAncona, a mwvwTreazzano di Monsanpolo, presso la foce del fiume mwwaTronto, e a mwwqCisterna di Tolentino;
• in mwwwPuglia: nella Grotta di Manacore e a mwxaCoppa Nevigata (nei pressi di mwxqSiponto), sul mwxgGargano, a mwxwRoca Vecchia (si può ricordare anche una località pugliese sullo Ionio: lo Scoglio del Tonno, nei pressi di mwyaTaranto);
• sulla costa dalmata: a mwygCapo San Niccolò e nell'mwywisola di Brazza;
• nelle isole di mwzqPelagosa.

Questi ritrovamenti testimoniano i percorsi delle antiche rotte adriatiche micenee.

Esiste una singolare sovrapposizione tra il ritrovamento di frammenti micenei ed il culto adriatico di Diomede; esso è testimoniato infatti:

• nella mw0gVenezia Giulia alle foci del mw0wTimavo e a mw1aPola;
• nella zona del mw1gDelta del Po ad mw1wAdria e a mw2aSpina;
• nelle mw2gMarche ad mw2wAncona;
• nelle mw3qIsole Tremiti e nelle mw3gIsole di Pelagosa (i due arcipelaghi erano chiamati nel loro complesso mw3wInsulae Diomedeae)cite-ref-8[8];
• in diverse città della mw5qPuglia: a mw5gSiponto, mw5wSan Severo, mw6aArpi, mw6qCanosa, mw6gAndria, mw6wBrindisi;
• nei territori circostanti la Puglia: a mw7qVasto, mw7gVenafro, mw7wAriano Irpino, mw8aBenevento, mw8qVenosa;
• in mw8wDalmazia a mw9aCapo San Niccolò, chiamato in antichità mw9qpromuntorium Diomediscite-ref-9[9].

Come si può notare effettuando un confronto tra i siti dei ritrovamenti micenei e i luoghi di culto di Diomede, essi a volte coincidono; questa coincidenza non è certo casuale, ma mostra che tale culto è stato diffuso proprio dai navigatori provenienti dalla Grecia, in un'epoca di poco più tarda rispetto alla mw-wGuerra di Troia, ossia intorno al XIII secolo a.C., al tempo della diaspora micenea (mw-atardo elladico)cite-ref-supplemento-10-0[10].

Il culto di Diomede potrebbe poi essere stato rivitalizzato in occasione della politica adriatica del tiranno siracusano mwaqiDionisio il grande. Nel IV secolo a.C. infatti, egli valorizzò l'antico culto greco dell'eroe argivo per giustificare culturalmente la propria azione colonizzatrice di fronte alle popolazioni autoctone dell'Adriaticocite-ref-supplemento-10-1[10]. Lo stesso fenomeno si è verificato in tutte le aree adriatiche interessate dalla politica di Dionisio il grande di Siracusa e di suo figliocite-ref-diomededionisio-11-0[11].

Rotte greche in Adriatico

I Greci, come tutti i popoli antichi, praticavano la navigazione di mwaq0cabotaggio ed affrontavano il mare aperto solo quando non era possibile altrimenti, scegliendo in questo caso le rotte più brevi. Le rotte di cabotaggio erano stabilite in base alla necessità di potersi riparare, durante la notte o in caso di burrasca, in porti o insenature naturali localizzate a circa un giorno di navigazione l'una dall'altra.

Gli studi meno recenti ipotizzavano che i Greci percorressero un'unica rotta per risalire l'Adriatico: quella orientale, che permetteva di navigare lungo coste ricche di ripari naturali per le proprie navi. Tale rotta seguiva quindi le coste mwar8dalmate sino alla moderna città di mwasaZara, per poi proseguire verso nord oppure attraversare il mare puntando verso il promontorio del mwaseCònero e dirigersi infine verso l'Adriatico settentrionalecite-ref-12[12]. Gli studi più recenti ipotizzano anche una rotta di risalita dell'Adriatico lungo la costa occidentale, quella italiana, utilizzata principalmente dai navigatori provenienti dalla mwasyMagna Grecia diretti verso gli scali padani. Questa rotta occidentale fu probabilmente seguita anche dai navigatori rodii nel IX ed VIII secolo a.C., prima dell'apertura di quella orientalecite-ref-j-13-0[13]. Data la mancanza di porti naturali, come ripari occasionali erano utilizzate le foci dei fiumi, senza impiantare empori stabili. L'area del mwasspromontorio del Cònero, e quindi Ancona, era il punto di congiunzione tra le due rottecite-ref-14[14].

Le rotte più antiche evitavano così ogni attraversamento di mare aperto, ed erano esclusivamente di cabotaggio, lungo le coste italiane o quelle dalmate. In quest'ultimo caso, la rotta partiva da mwateKòrkyra (l'odierna mwatiCorfù) e seguiva tutta l'articolatissima costa dalmata, raggiungendo la costa settentrionale dell'Adriatico per poi riscendere lungo quella occidentale.

Entrambe le rotte, quella italiana e quella dalmata, risultavano problematiche, ma per fattori diversi. La costa adriatica occidentale, da Brindisi al Cònero, era considerata dai popoli antichi sfavorevole per la navigazione a causa dell'assenza di porti naturali: mwatqTito Livio parla di mwatuimportuosa Italiae litoracite-ref-15[15] e mwatoStrabone definisce i litorali adriatici occidentali mwatsalímenoi (mwatwἀλίμενοι), ossia "importuosi"cite-ref-16[16]. La costa orientale dell'Adriatico, disseminata di ripari per le navi, presentava però un altro problema: le tante insenature naturali erano rifugio di mwauepiraticite-ref-j-13-1[13], che attaccavano puntualmente le navi di passaggio. Di pirati nell'Adriatico si hanno notizie già a partire dall'mwauyVIII secolo a.C.cite-ref-j-13-2[13]. Naturalmente, se esisteva la pirateria, ciò comporta che esistesse anche un traffico di navi da depredare; dal V secolo, inoltre, vennero organizzate alcune spedizioni per contrastare i pirati illiricicite-ref-17[17]. Tra queste, si ricordano quelle dei mwau8rodii, nell'ambito di una vera e propria mwavaguerra da corsacite-ref-j-13-3[13].

L'attraversamento dell'Adriatico in corrispondenza del mwavyCònero era scelto perché questo promontorio si spinge verso la costa dalmata, rendendo più breve l'attraversamento del mare e assumendo anche la funzione di traguardo visivo per i navigatori provenienti da est. Nella rotta di ritorno, invece, il traguardo visivo era garantito dalla visibilità del mwavcmonte Drago, sui mwavgmonti Velèbiti. In questo modo il tratto di mare aperto senza visibilità della costa era ridotto al minimo. Inoltre il mwavkporto naturale di Ancona, a ridosso del Cònero, si trova a metà della costa adriatica occidentale, quasi del tutto importuosa, e dunque rappresentava l'unico luogo ove poter riparare le navi dalle onde, dalle mwavobocche del Po sino a mwavsBrindisicite-ref-18[18].

I Greci diretti verso i fiorenti mercati della Pianura Padana, dunque, anche dopo l'epoca micenea, hanno sempre risalito l'Adriatico lungo la costa dalmata, per poi attraversare il mare tra mwaweZara e il mwawiCònero, raggiungendo infine gli scali padani.

Gli storici hanno provato ad elencare i porti naturali e gli empori utilizzati dai Greci lungo la rotta verso l'Adriatico settentrionale; in alcuni casi, come in quello di Ancona, l'ipotesi è suffragata da ritrovamenti archeologici e dal fatto che in epoca successiva sono stati sedi di colonie greche. Nella costa orientale adriatica essi erano: mwawqOrikos, mwawuApollonia, mwawyEpidamnos, Vardenis (nei pressi di mwawcScutari), mwawgButhoe, mwawkLissoscite-ref-19[19], mwaw4Epidayron, mwaw8Melitta, mwaxaKòrkyra Melaina, la foce del mwaxeNaron, mwaxiPharos, mwaxmIssa, mwaxqElaphussa, mwaxuIdassa, mwaxyEnonacite-ref-20[20]. Seguiva poi l'attraversamento dell'Adriatico. Nella costa italiana gli empori e i ripari erano invece: mwaxsNumanacite-ref-21[21], mwayaAnkón, l'attuale mwayeSanta Marina di Focara, la foce della mwayiMarecchia, mwaymSpina, mwayqAdríacite-ref-22[22].

La rotta occidentale fu probabilmente seguita anche dai navigatori rodii nel IX ed VIII secolo a.C., prima dell'apertura di quella orientale con attraversamento all'altezza del Cònerocite-ref-23[23]. Data la mancanza di porti naturali, come ripari occasionali sarebbero state utilizzate le foci dei fiumi, senza impiantare empori stabili. L'area del mway4promontorio del Cònero, e quindi Ancona, era il punto di congiunzione tra le due rottecite-ref-24[24].

Colonizzazione greca dell'Adriatico

Prima del IV sec. a.C. esistevano nell'Adriatico tre colonie greche, tutte nel settore meridionale: la colonia della città del Peloponneso mwazcEpidauro Epydayron (mwazgRagusa Vecchia), e le due colonie miste mwazkcorinzio-mwazocorciresi di Epidamnos (mwazsDurazzo) ed mwazwApollonia.

Intorno alla metà del IV sec. a.C. mwaz4Dionisio I di Siracusa promosse un'intensa colonizzazione dell'Adriatico. In Italia fondò infatti mwaz8mwaaaAnkón (attuale mwaaeAncona, colonia popolata con esuli politicicite-ref-25[25]), ed mwaayAdrìa (attuale mwaacAdria); in Dalmazia fondò mwaagIssa (attuale mwaakLissa) e in Albania mwaaoLissos (attuale mwaasAlessio).

Dionisio inoltre favorì la fondazione, da parte dei cittadini di mwaa0Paro, della colonia di mwaa4Pharos (attuale mwaa8Cittavecchia), nell'mwabaisola di Lesina, ove è ricordata anche l'esistenza di mwabeDimos (l'attuale mwabicittà di Lesina)cite-ref-26[26].

La colonia siracusana di Issa a sua volta fondò mwabgTragyrion (attuale mwabkTraù), mwaboKorkyra Melaina (attuale mwabsCurzola) ed mwabwEpetion (attuale Stobreč, sobborgo di mwab0Spalato) ed utilizzava l'mwab4emporio greco di mwab8Salonacite-ref-27[27].

Con questo programma di colonizzazione Dionisio riuscì ad assicurarsi un controllo totale sulle rotte adriatiche che portavano il grano padano verso la madrepatria greca.

Miti e leggende

Mito degli Argonauti

Le coste del mare Adriatico sono teatro di racconti di storie passate di grande fascino, anche se per alcune di queste non esistono testimonianze documentate e certe. Una delle leggende più conosciute riguardanti l'Adriatico è quella degli mwac4Argonauti.cite-ref-greci1-28-0[28]cite-ref-greci2-29-0[29] Una versione del mito, forse la più antica, narra della storia dei sudditi del re di mwadcColchide mwadgEete. Partiti all'inseguimento di mwadkGiasone e mwadoMedea che si erano impossessati del mwadsVello d'oro, si sarebbero fermati sulle coste dell'Adriaticocite-ref-30[30] per paura di dover comunicare al sovrano il fallimento della loro missione e la morte di suo figlio Apsirto. Questi era stato ucciso e fatto a pezzi dalla sorella mwaeaMedea e quindi le sue membra trasformate nell'arcipelago da lui detto delle Apsirtidi, oggi mwaeeCherso (Cres) e le isolette circostanti. Qui i Colchidi avrebbero preso dimora per poi in seguito fondare mwaeiPola. Sempre nel mwaemQuarnaro l'isola di mwaeqLussino sarebbe stata mwaeuEea, la primitiva sede di mwaeyCircecite-ref-31[31], quindi visitata anche da mwaesUlisse e dai suoi compagni.

Leggenda delle Isole Brioni

Sempre dall'altra parte dell'Adriatico, lungo le coste della penisola dell'mwae8Istria, si racconta la storia dell'arcipelago delle mwafaisole Brioni, dove sono stati ritrovati resti dei dinosauri che hanno abitato queste terre 150 milioni di anni fa. Secondo la leggenda, questo arcipelago nacque per mano degli angeli: le isole sarebbero infatti alcuni pezzi di Paradiso che il Diavolo aveva sparpagliato.

Mito di Diomede

Secondo il mwafsmito greco, l'eroe mwafwDiomede, dopo aver lasciato per sempre la città di cui era re, mwaf0Argo, navigò con i suoi compagni d'arme in tutto l'Adriatico, fermandosi ove ci fosse un porto e insegnando agli abitanti l'arte della navigazione.cite-ref-greci1-28-1[28]cite-ref-greci2-29-1[29] Nella mwagyVenezia Giulia la sua figura si fuse con quella del mwagcSignore degli Animali. Successivamente diventò un fondatore di città (molte in mwaggPuglia, ma anche mwagkBenevento e mwagoVasto). Per questi motivi il suo culto era diffuso alle foci del mwagsTimavo, a mwagwCapo Promontore, ad mwag0Ancona, a mwag4Capo San Niccolò e alle mwag8Isole Tremiti.cite-ref-greci1-28-2[28]cite-ref-greci2-29-2[29] In tutti i luoghi ricordati dalla tradizione come tappe dei viaggi di Diomede, l'archeologia ha ritrovato reperti mwahgmicenei, consentendo di collegare il mito di Diomede alla navigazione micenea.cite-ref-greci1-28-3[28]cite-ref-greci2-29-3[29]

Mito di Antenore

Altro eroe greco che navigò nell'Adriatico fu, secondo il mito, mwaiqAntenore, ricordato dalla tradizione come fondatore di mwaiuPadova.cite-ref-greci1-28-4[28]cite-ref-greci2-29-4[29]

Mito di Ulisse

Anche i viaggi di Ulisse possono essere ricondotti al mare Adriatico. Fin dall'antichità, infatti, ci sono stati studiosi che hanno ambientato tutte le tappe del viaggio di Ulisse narrato nell'mwajmOdissea in luoghi adriatici anziché tirrenici, com'è consuetudine. Il fatto che mwajqOmero non abbia mai incluso riferimenti specifici parlando di luoghi, autorizzò fin dall'antichità ad ambientare il mito di Ulisse in vari luoghi del Mediterraneo: ogni popolazione rivierasca che veniva a conoscenza delle avventure di Ulisse le immaginava in luoghi che conosceva. L'ambientazione tirrenica divenne la più diffusa solo a partire dalla romanizzazione d'Italia.cite-ref-greci1-28-5[28]cite-ref-greci2-29-5[29]cite-ref-32[32]cite-ref-33[33]

I Pelasgi

Lungo le coste dell'Adriatico avrebbero poi navigato anche i mwak0Pelasgi. Naturalmente non ci sono notizie certe al riguardo, ma ad esempio mwak4Silio Italico racconta la risalita di questa popolazione di navigatori lungo la costa e il loro insediamento sul colle dell'Annunziata (conosciuto anche con il nome di “colle Pelasgico”) ad mwaleAscoli Piceno, nelle mwaliMarche. Un po' più a nord, nel ravennate, anche mwalmStrabone identifica alcune colonie pelasgiche, accostandole a quelle di mwalyCaere (Cerveteri) e di mwalcPyrgi lungo il mwalgTirreno.

Anche alcuni toponimi possono ricordare questa frequentazione come il "Monte Pelago" uno dei colli di Ancona che alcuni studiosi locali collegano questo luogo alle antiche frequentazioni del promontorio del Conero

Storia contemporanea

Il Mar Adriatico storicamente ha subito per primo lo sfruttamento turistico rispetto al mwalwTirreno ed allo mwal0Ionio in quanto mare in media più sabbioso, nonché protetto dalla catena degli mwal4Appennini ad ovest e dalle mwal8Alpi Dinariche ad est, dunque meno soggetto a mareggiate e fenomeni di mwameerosione sulle mwamicoste. Sulla costa adriatica passano l'mwammAutostrada A14 Adriatica, la mwamqStrada statale 309 Romea e la mwamuStrada statale 16 Adriatica, lungo la quale sono posti quasi tutti i principali centri abitati, turistici e balneari nonché diversi mwamycapoluoghi di provincia e di regione. È in fase di realizzazione il cosiddetto mwamcCorridoio Verde Adriatico.

Descrizione

Lungo circa mwani800 km e largo mediamente mwanm150 km, ricoprendo una superficie di mwanq132000 km², la profondità del suo mwanubacino in talune zone raggiunge i mwany300 m nella parte settentrionale (inferiore a quella dei tre grandi laghi prealpini) e raggiunge i mwanc1.222 m più a mwangsud, lungo la direttrice da mwankBari alle mwanobocche di Cattaro, mentre la mwanssalinità media è del 3,8%, con forti differenze tra il nord, meno salino, e il sud.

L'ampiezza di mwan0marea è abbastanza contenuta (circa 30mwan4 cm al sud e non oltre i 90 nelle estremità settentrionali): ciò ha permesso sin dall'antichità la nascita, lungo la bassa costa settentrionale, di mwan8centri abitati come mwaoaAquileia, mwaoeChioggia, mwaoiGrado, mwaomVenezia, famosa in tutto il mondo per il fenomeno dell'mwaoqacqua alta che periodicamente ne sommerge di qualche decina di centimetri molte aree, e mwaouRavenna.

I principali corsi d'acqua che sfociano nel mar Adriatico sono il mwaocPo, l'mwaogAdige, l'mwaokIsonzo, il mwaooTagliamento, il mwaosBrenta, il mwaowPiave, il mwao0Reno, il mwao4Savio, il mwao8Marecchia, il mwapaFoglia, il mwapeMetauro, l'mwapiEsino, il mwapmTenna, il mwapqTronto, il mwapuChienti, la mwapyNarenta, l'mwapcAterno-Pescara, il mwapgSangro, il mwapkFortore e l'mwapoOfanto. In generale, i fiumi del nord, alimentati dai mwapsghiacciai mwapwalpini, hanno un regime più regolare nel corso dell'anno, mentre quelli centro-meridionali presentano un carattere mwap0torrentizio.

Confine con il mar Ionio

Il mare Adriatico è collegato al mwaqqmar Ionio tramite il mwaquCanale d'Otranto, ma il confine esatto tra i due mari è stabilito diversamente a seconda delle varie convenzioni.

Secondo la convenzione dell'mwaqcOrganizzazione idrografica internazionale, seguita negli mwaqgAvvisi ai naviganti (mwaqkportolani, mwaqofari e fanali, mwaqsNavarea III), il limite convenzionale fra costa ionica e costa adriatica è posto a mwaqwSanta Maria di Leuca (punta Mèliso, lungo il mwaq0meridiano 18°22' E) (linea rossa in figura). Il limite meridionale dell'Adriatico corre poi, secondo questa convenzione, lungo la linea immaginaria che va da punta Mèliso a capo Cefalo (39°45′07.31″N 19°37′45.5″Emwara39°45′07.31″N, 19°37′45.5″E) sull'isola di mwareCorfù.cite-ref-34[34] In questo modo, la costa settentrionale dell'isola di Corfù e le mwaryisole Diapontie sarebbero bagnate dal mar Adriatico.

Un'altra convenzione pone la linea di demarcazione lungo lo stretto di mare fra mwargCapo d'Otranto, nel mwarkSalento, e mwaroCapo Linguetta in mwarsAlbania (linea gialla in figura). La linea di demarcazione viene spostata più a sud da altre convenzioni nautiche, che per esigenze di semplicità seguono le linee dei mwarwparalleli e dei mwar0meridiani. In particolare, ai fini meteorologici (mwar4Meteomar) e delle mwar8Informazioni nautiche degli avvisi ai naviganti, il limite marittimo tra Adriatico meridionale e Ionio settentrionale è dato dal 40º parallelo nord (linea arancione in figura): sulla costa italiana corrisponde a punta Mucurune nei pressi di mwasaCastro. 40°00′00″N 18°25′48″Emwasm40°00′00″N, 18°25′48″E

Golfi, lagune, promontori, isole e riviere

Costa settentrionale e occidentale

Questo settore, compreso tra mwayyPola e il mwayccanale d'Otranto, si presenta generalmente basso e sabbioso, eccetto che in corrispondenza della penisola mwaygIstriana, della costa triestina, del promontorio del mwaykGargano, del promontorio del mwayoConero e del promontorio del mwaysSan Bartolo. Tra mwaywGrado e il mway0delta del Po è orlato di lagune.

Le principali articolazioni nel settore, da nord-est procedendo verso ovest e poi verso sud sono le seguenti.

• mwazeGolfo di Venezia, il maggiore, su cui si affacciano il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, la Slovenia e l'Istria croata. Comprende al suo interno il Golfo di Trieste.

In mwazm mwazqSlovenia

• Vallone di mwazcCapodistria

In mwazs mwazwItalia


• Vallone di mwa0iMuggia

• mwa04Delta del Po
• promontorio del mwa1aMonte San Bartolo
• promontorio del mwa1gGargano

In territorio italiano, le uniche isole da ricordare sono le mwa1wTremiti, al largo del Gargano; in territorio croato si segnalano invece le mwa10isole Brioni.

Costa orientale

La costa orientale, tra mwa2ePola e il mwa2iCanale d'Otranto, è prevalentemente rocciosa ed è articolatissima. I principali canali, golfi, penisole e promontori sono i seguenti.

• mwa2uIstria, la penisola maggiore, divisa tra Slovenia, Croazia e, per una minima parte, Italia.

In mwa2c mwa2gCroazia:

• Golfo del mwa20Quarnaro

• mwa3aQuarnerolo

• mwa3gBaia dei Castelli (tra mwa3kSpalato e mwa3oTraù)
• Canale della mwa3wBrazza
• Canale di mwa4gMeleda
• Canale di mwa4oLagosta
• promontorio di Vittaglina (o di Prevlaka)

• mwa44Punta d'Ostro

In mwa5a mwa5eMontenegro:

• mwa5yPunta d'Arza

In mwa5g mwa5kAlbania:

• Baia del mwa5wDrin
• Baia di Rodoni
• Capo Rodoni
• Baia di Lalzi
• Capo Bishti i Pallës
• Baia di mwa6iDurazzo
• Capi Lagji
• Baia di Karavasta
• Baia di mwa6yValona
• Penisola di Karaburun

• mwa6oCapo Linguetta

Le più estese tra le mwa6w1 185 isole del settore orientale, quasi tutte nel territorio della mwa60 mwa64Croazia, sono:

• mwa7eVeglia, mwa7i409 km²
• mwa7qCherso, mwa7u405,7 km²
• mwa7cBrazza, mwa7g396 km²
• mwa7oLesina, mwa7s299,7 km²
• mwa70Pago, mwa74285 km²
• mwa8aCurzola, mwa8e279 km²
• mwa8mIsola Lunga, mwa8q124 km²
• mwa8yMeleda, mwa8c100,4 km²
• mwa8kArbe, mwa8o93,6 km²
• mwa8wLissa, mwa8090,3 km²
• mwa88Lussino, mwa9a74,4 km²
• mwa9iPasman, mwa9m63 km²
• mwa9uSolta, mwa9y51,9 km²
• mwa9gUgliano, mwa9k50,2 km²
• mwa9sIncoronata, mwa9w50 km²
• mwa94Lagosta, mwa9846 km².

Inoltre in Albania va ricordata mwa-eSaseno.

Tra le Riviere più importanti troviamo:

• Riviera dalmata
• Riviera istriana
• Riviera abruzzese/mwa-iCosta dei Trabocchi
• Riviera molisana (Costa dei Delfini)
• Riviera pugliese

Porti

I porti principali in Italia sono, da nord a sud, mwa-oTrieste, mwa-sVenezia, mwa-wRavenna, mwa-0Ancona, mwa-4Ortona, mwa-8Bari, mwbaaBrindisi; in Slovenia il solo porto di mwbaeCapodistria; in Croazia mwbaiPola, mwbamFiume, mwbaqZara, mwbauSebenico, mwbaySpalato e mwbacRagusa; la mwbagBosnia ed Erzegovina si serve del porto croato di mwbakPorto Tolero (in croato: Ploče); in Montenegro mwbaoAntivari; in Albania mwbasDurazzo e mwbawValona.

Sono elencati solo i porti che all'anno hanno più di un milione di tonnellate di traffico merci o che servono più di un milione di viaggiatori. Il transito di meno di mwba4200 000 viaggiatori non è riportato.

| Porto | Stato e divisione amministrativa | Passeggeri | Merci (tonnellate) |
|---|---|---|---|
| Ancona | Italia , Marche | 1 654 000 | 10 573 000 |
| Bari | Italia, Puglia | 1 392 000 | 3 197 000 |
| Barletta | Italia, Puglia | - | 1 390 000 |
| Brindisi | Italia, Puglia | 469 000 | 10 708 000 |
| Chioggia | Italia, Veneto | - | 2 990 000 |
| Durazzo | Albania , Contea di Durazzo | 770 000 | 3 441 000 |
| Capodistria | Slovenia , Regione carsico-litoranea [ 35 ] | 100 000 | 17 051 000 |
| Manfredonia | Italia, Puglia | - | 1 277 000 |
| Monfalcone | Italia, Friuli-Venezia Giulia | - | 4 544 000 |
| Ploce | Croazia , Regione raguseo-narentana | 146 000 | 5 104 000 |
| Porto Nogaro | Italia, Friuli-Venezia Giulia | - | 1 475 000 |
| Albona | Croazia, Istria | 669 000 | 1 090 000 |
| Ravenna | Italia, Emilia-Romagna | - | 27 008 000 |
| Fiume | Croazia, Regione litoraneo-montana | 219 000 | 15 441 000 |
| Spalato | Croazia, Regione spalatino-dalmata | 3 979 000 [ 36 ] | 2 745 000 |
| Trieste | Italia, Friuli-Venezia Giulia | - | 39 833 000 |
| Venezia | Italia, Veneto | 1 097 000 | 32 042 000 |
| Fonte per i dati sui porti italiani: Istituto nazionale di statistica (dati del 2010, porti italiani); i dati sul porto di Ancona [ 37 ] comprendono quelli dei terminali di Ancona e di Falconara Marittima , che formano un complesso unico e condividono un'unica capitaneria di porto. Fonte per i dati sui porti croati: (dati 2008); i dati sul porto di Fiume includono anche quelli dei terminali di Buccari , Bršica e Castelmuschio ; i dati sul porto di Ploče includono anche quelli del terminale di Metković I dati sui porti albanesi sono tratti dalla Camera di Commercio ed Industria di Durazzo - Albania (dati del 2007) I dati sul porto di Capodistria (dati 2011 Porto di Capodistria) sono tratti dal sito in Sloveno : [ 38 ] | Fonte per i dati sui porti italiani: Istituto nazionale di statistica (dati del 2010, porti italiani); i dati sul porto di Ancona [ 37 ] comprendono quelli dei terminali di Ancona e di Falconara Marittima , che formano un complesso unico e condividono un'unica capitaneria di porto. Fonte per i dati sui porti croati: (dati 2008); i dati sul porto di Fiume includono anche quelli dei terminali di Buccari , Bršica e Castelmuschio ; i dati sul porto di Ploče includono anche quelli del terminale di Metković I dati sui porti albanesi sono tratti dalla Camera di Commercio ed Industria di Durazzo - Albania (dati del 2007) I dati sul porto di Capodistria (dati 2011 Porto di Capodistria) sono tratti dal sito in Sloveno : [ 38 ] | Fonte per i dati sui porti italiani: Istituto nazionale di statistica (dati del 2010, porti italiani); i dati sul porto di Ancona [ 37 ] comprendono quelli dei terminali di Ancona e di Falconara Marittima , che formano un complesso unico e condividono un'unica capitaneria di porto. Fonte per i dati sui porti croati: (dati 2008); i dati sul porto di Fiume includono anche quelli dei terminali di Buccari , Bršica e Castelmuschio ; i dati sul porto di Ploče includono anche quelli del terminale di Metković I dati sui porti albanesi sono tratti dalla Camera di Commercio ed Industria di Durazzo - Albania (dati del 2007) I dati sul porto di Capodistria (dati 2011 Porto di Capodistria) sono tratti dal sito in Sloveno : [ 38 ] | Fonte per i dati sui porti italiani: Istituto nazionale di statistica (dati del 2010, porti italiani); i dati sul porto di Ancona [ 37 ] comprendono quelli dei terminali di Ancona e di Falconara Marittima , che formano un complesso unico e condividono un'unica capitaneria di porto. Fonte per i dati sui porti croati: (dati 2008); i dati sul porto di Fiume includono anche quelli dei terminali di Buccari , Bršica e Castelmuschio ; i dati sul porto di Ploče includono anche quelli del terminale di Metković I dati sui porti albanesi sono tratti dalla Camera di Commercio ed Industria di Durazzo - Albania (dati del 2007) I dati sul porto di Capodistria (dati 2011 Porto di Capodistria) sono tratti dal sito in Sloveno : [ 38 ] |

Oltre ai porti principali, tutti riportati in tabella, si segnalano anche i seguenti.

• In mwbmuItalia:

• in mwbmgPuglia: mwbmkOtranto, mwbmoMonopoli, mwbmsPolignano a Mare, mwbmwMola di Bari, mwbm0Giovinazzo, mwbm4Molfetta, mwbm8Bisceglie, mwbnaTrani.
• in mwbniMolise: mwbnmTermoli.
• in mwbnuAbruzzo: mwbnyGiulianova, mwbncPescara, mwbngOrtona, mwbnkVasto.
• nelle mwbnsMarche: mwbnwSan Benedetto del Tronto, mwbn0Porto San Giorgio, mwbn4Civitanova Marche, mwbn8Senigallia, mwboaFano, mwboePesaro.
• in mwbomEmilia-Romagna: mwboqPorto Garibaldi, mwbouCattolica, mwboyRimini.
• in mwbogVeneto: mwbokJesolo, mwbooCaorle.
• in mwbowFriuli-Venezia Giulia: mwbo0Lignano Sabbiadoro, mwbo4Grado, mwbo8Monfalcone, mwbpaSistiana, mwbpeMuggia.

• In mwbpmSlovenia:

• nella mwbpyRegione carsico-litoranea: mwbpcIsola d'Istria, mwbpgPirano.

• In mwbpoCroazia:

• in mwbp0Istria: mwbp4Cittanova d'Istria, mwbp8Parenzo, mwbqaRovigno, mwbqePola;
• nella mwbqmRegione litoraneo-montana: mwbqqAbbazia, mwbquPorto Re;
• nella mwbqcRegione zaratina: mwbqgNona, mwbqkZara
• nella mwbq4Regione spalatino-dalmata: mwbq8Macarsca
• nella mwbreRegione raguseo-narentana: mwbriRagusa.


• nell'mwbrgErzegovina-Narenta: mwbrkNeum.

• in mwbrsMontenegro: mwbrwCattaro, mwbr0Antivari, mwbr4Dulcigno.
• in mwbsaAlbania:

• nella mwbsmPrefettura di Valona: mwbsqValona, mwbsuSaranda;

Problemi ambientali

Negli anni novanta, specie nei mesi estivi, il Mar Adriatico è stato interessato dal fenomeno della mwbtamucillagine nelle acque superficiali e costiere che ha comportato in alcuni casi, a scopo precauzionale/preventivo, il divieto di mwbtebalneazione in diverse sue spiagge e litorali. Sul finire degli anni novanta e per alcuni anni degli mwbtianni 2000 fenomeni di mwbtmerosione di alcuni litorali da parte delle acque marine, specie in occasioni di forti mareggiate hanno intaccato fortemente diversi tratti costieri sabbiosi comportandone una lenta e progressiva riduzione in termini di ampiezzacite-ref-39[39]cite-ref-40[40].

Relitti subacquei


mwbvaRelitti militari e civilicite-ref-41[41]:

• Peschereccio "Francesco Padre"
• Cacciatorpediniere "Quintino Sella"
• Torpediniera "88S"
• Torpediniera "5PN"
• Relitto "Sassi"
• Mercantile "Vila"
• Aereo mwbweP-47 Thunderbolt
• Mercantile "VRMAC"
• Matoponte "NIVIA"
• Mercantile "EVDOKIA II"
• Peschereccio "Ferreo"

mwbwcRelitti antichi della laguna di Veneziacite-ref-42[42]:

• Relitto del "Mercure"
• Relitti di San Marco in Boccalama
• Relitto dei "Cannoni"
• Relitto del "Vetro"
• Brigantino
• Relitto delle "Alghe"
• Relitto delle "Ceppe"
• Brigantino Hellmuth
• Relitto dei mattoni

mwbxcRelitti lungo la costa di mwbxgRavenna e mwbxkRimini:

• "Cargo Anni"
• Relitto "I Tralicci"
• Relitto "Thistlegorm dell'Adriatico"
• piattaforma dell'isola delle rose

Citazioni letterarie

L'Adriatico è citato implicitamente da mwbymDante Alighieri nel mwbyqquinto canto dell'mwbyuInferno;

«Siede la terra dove nata fui

su la

marina

dove 'l Po discende

per aver pace co' seguaci sui.»

(vv. 97-99)

Note

cite-note-braccesi-11. Lorenzo Braccesi, mwbziGrecità adriatica, edito da L'Erma di Bretschneider, 2001 (la citazione è consultabile su mwbzmGoogle ricerca libri a mwbzqpagina 12)
cite-note-diacono-22. Paolo Diacono, mwbzgHistoria Langobardorum, libro secondo, cap. 19, "mwbzkPost Flamminiam duodecima Picenus occurrit, habens ab austro Appenninos montes, ex altera vero parte Adriaticum mare. Haec usque ad fluvium Piscariam pertendit. In qua sunt civitates Firmus, Asculus et Pinnis et iam vetustate consumpta Adria, quae Adriatico pelago nomen dedit." (la citazione è consultabile su mwbzoIntratext a mwbzs)
cite-note-33. mwbz8mwbaamwbaeL’origine dei Siculi e la loro migrazione fino in Sicilia, su mwbaiA X I S m u n d i, 2 marzo 2021. mwbamURL consultato il 3 marzo 2021.
cite-note-44. mwbacmwbagmwbakIpotesi di Fulci sulla comune origine dei toponimi Adrano e Adriatico, su mwbaoIl Timoleonte, 13 febbraio 2015. mwbasURL consultato il 3 marzo 2021.
cite-note-55. mwba8Adria. La Città, le sue vie, la sua storia, Di Aldo Rondina, p. 303
cite-note-66. Petar Skok, mwbbmEtimologijški rječnik hrvatskoga ili srpskoga jezika , 1971
cite-note-diomede-a-pola-2002-77. mwbbkmwbboLorenzo Braccesi, Mario Luni, mwbbsI Greci in Adriatico, L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 2004 (pagine 40 e 120). ISBN 9788882652661 mwbb0Per Pelagosa: Anna Margherita Jasink, Grazia Tucci, Luca Bombardieri, mwbb4MUSINT: le collezioni archeologiche egee e cipriote in Toscana: ricerche ed..., Firenze University Press, 2011 (pagina 216). mwbb8Per il culto di Diomede a Pola: Musti, 1980; Aigner Foresti 2002; Vanotti 2002.
cite-note-88. Per l'ipotesi d'identificazione delle mwbcmIsole Diomedee con l'insieme delle isole Tremiti e di mwbcqPelagosa, vedi Marco Santucci, mwbcuL'Adriatico meridionale, in mwbcymwbccFileni-Jasink-Santucci 2011,mwbcg pp. 213-221 e in particolare pp. 216-217.
cite-note-99. Come testimonia Plinio (mwbcwNaturalis historia, 3, 141.).
cite-note-supplemento-1010. Per tutto il capitolo: Lorenzo Braccesi, mwbdiHellenikos kolpos, supplemento a mwbdmGrecità adriatica, L'ERMA di BRETSCHNEIDER, 2001 (capitolo IX su Ankon, capitolo X, sul culto di Diomede ed Afrodite in Adriatico). ISBN 9788882651534
cite-note-diomededionisio-1111. Per il rapporto tra Dionisio I e il culto di Diomede si veda inoltre: mwbdgmwbdkAlessandra Coppola, mwbdoSiracusa e il Diomede Adriatico, in mwbdsPrometheus nº 14, 1988 (pagine 221-226); mwbdwLorenzo Braccesi, mwbd0Grecità di frontiera: i percorsi occidentali della leggenda, Esedra, 1994 (pagine 85 e seguenti); mwbd4Attilio Mastrocinque, mwbd8Da Cnido a Corcira Melaina: uno studio sulle fondazioni greche in Adriatico, Università degli studi di Trento, 1988
cite-note-1212. mwbemmwbeqLorenzo Braccesi, mwbeuGrecità adriatica: un capitolo della colonizzazione greca in Occidente, II edizione, Bologna, Pàtron, 1977.
cite-note-j-1313. mwbe8mwbfaLorenzo Braccesi e Benedetta Rossignoli, mwbfemwbfi1 - L'Adriatico greco, considerazioni introduttive, in mwbfmHellenikos kolpos - supplemento a "Grecità adriatica", Roma, L'Erma di Bretschneider, 2001, mwbfqISBNmwbfu 978-88-8265-153-4. mwbfcURL consultato il 27 giugno 2020 mwbfg(mwbfkarchiviato il 28 giugno 2020).
cite-note-1414. Tutti gli studi sulle rotte di navigazione adriatiche in età antica successivi al 1990 esprimono quest'ipotesi. Tra gli altri autori, si ricordano: mwbf0mwbf4mwbf8mwbgaLorenzo Braccesi e Benedetta Rossignoli, mwbgemwbgiHellenikos kolpos - supplemento a "Grecità adriatica", Roma, L'Erma di Bretschneider, 2001, mwbgmISBNmwbgq 978-88-8265-153-4. mwbgyURL consultato il 27 giugno 2020 mwbgc(mwbggarchiviato il 28 giugno 2020). mwbgkmwbgoMario Luni, mwbgsItinerari transappenninici e scali marittimi, Roma, De Luca, 1999, mwbgwISBNmwbg0 978-88-8016-355-8. mwbg8mwbhaAnna Margherita Jasink, Grazia Tucci, Luca Bombardieri, mwbhemwbhiDiomede nel medio Adriatico, in mwbhmMUSINT, Firenze University Press, 2011, pp.mwbhq 234-235, mwbhuISBNmwbhy 9788866550839. mwbhgURL consultato il 27 giugno 2020 mwbhk(mwbhoarchiviato il 28 giugno 2020).
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cite-note-1616. mwbiumwbiyStrabone, mwbicGeografia, 7, 317.
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cite-note-1818. mwbjumwbjyLorenzo Braccesi e Benedetta Rossignoli, mwbjcmwbjgHellenikos kolpos - supplemento a "Grecità adriatica", Roma, L'Erma di Bretschneider, 2001, mwbjkISBNmwbjo 978-88-8265-153-4. mwbjwURL consultato il 27 giugno 2020 mwbj0(mwbj4archiviato il 28 giugno 2020).
cite-note-1919. Alla foce del mwbkiDrilon, importante fiume il cui corso era risalito dalle antiche imbarcazioni per raggiungere l'Illiria interna.
cite-note-2020. I toponimi elecati sono quelli antichi. Si fornisce un elenco dei corrispettivi moderni (quando esistenti); i casi rimanenti sono oggi aree archeologiche. Epidamnos: attuale Durazzo; Buthoe: attuale Budua; Lissos: attuale Alessio; Epidayron: attuale Ragusa Vecchia; Melitta: attuale Meleda; Korkyra Melaina: attuale Curzola; fiume Naron: attuale Narenta; Pharos: attuale Cittavecchia di Lesina; Issa: attuale Lissa; Elaphussa: attuale Brazza; Idassa: attuale Zara; Enona: attuale Nona.
cite-note-2121. Il nome "Numana" è secondo una delle varie ipotesi, di origine greca e significherebbe “la giusta” (da nomos, legge). Si veda: Giovanni Marinelli, mwbkkIl linguaggio Numanese nel Novecento: Dizionario, modi di dire. Origine ed evoluzione delle parole, 2010.
cite-note-2222. Lorenzo Braccesi, mwbk0Grecità adriatica: un capitolo della colonizzazione greca in Occidente, Pàtron, 1977 (pagine 75-78).
cite-note-2323. Lorenzo Braccesi, mwbleGrecità adriatica': un capitolo della colonizzazione greca in Occidente, Pàtron, 1977.
cite-note-2424. Tutti gli studi sulle rotte di navigazione adriatiche in età antica successivi al 1990 esprimono quest'ipotesi. Tra gli altri autori, si ricorda: Mario Luni, mwbluItinerari transappenninici e scali marittimi in mwblyPiceni popolo d'Europa, Roma, De Luca, 1999. (pagina 144). ISBN 978-88-8016-355-8.
cite-note-2525. mwblsmwblwStrabone,mwbl0 Geografia V 4,2.
cite-note-2626. Poche fonti (basate su: Novak, mwbmeStrena Buliciana, Spalato-Zagabria 1924 - pagina 665 e seguenti) citano questa colonia, perché la sua esistenza è basata solo su un'abbreviazione presente in una moneta, di interpretazione dubbia. Tra le fonti che ne sostengono l'esistenza: mwbmiCroazia. Zagabria e le città d'arte. Istria, Dalmazia e le isole. I grandi parchi nazionali, del Touring Club Italiano (capitolo mwbmmL'isola di Lesina). Tra le fonti che la negano: Lorenzo Braccesi, mwbmqGrecità Adriatica: un capitolo della colonizzazione greca in Occidente, Pàtron, 1977; (pagina 336, nota 72).
cite-note-2727. mwbmgmwbmkLorenzo Braccesi, mwbmoGrecità Adriatica: un capitolo della colonizzazione greca in Occidente, Pàtron, 1977; (capitoli mwbmsAncona (e Numana), mwbmwIssa e Lissos, mwbm0Pharos: colonia paria, mwbm4Issa e Pharos, ultime vicende dei Greci in Adriatico; solo per le colonie di Issa: pagine 309 e 320) mwbm8mwbnaBulletin d'archéologie et d'histoire dalmate - Edizione 68 - Pagina 126 (tranne che per la colonia di Dimos).
cite-note-greci1-2828. Lorenzo Braccesi, mwbn4Grecità adriatica, R. Pàtron, 1971
cite-note-greci2-2929. Lorenzo Braccesi, Mario Luni, Università di Padova. Dipartimento di scienze dell'antichità mwbowI greci in Adriatico, L'Erma di bretschneider
cite-note-3030. Apollodoro, Libro I 9, 24
cite-note-3131. mwbpmRobert Graves, mwbpqI miti greci.
cite-note-3232. Vedi articolo mwbpgIn Adriatico alla ricerca di Ulisse, nella rivista mwbpkArcheo De Agostini Rizzoli periodici (anno XVII, numero 8, 198, agosto 2001), che riporta tutte le fonti primarie, e la pagina mwbpomwbpsmwbpwCopia archiviata, su mwbp0vedettamediterraneo.it. mwbp4URL consultato il 22 febbraio 2012 mwbp8(archiviato dall'mwbqaurl originale il 15 ottobre 2013).
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Bibliografia

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• Camillo Tonini, mwbwqSulla rotta dei pellegrini: carte nautiche, portolani e isolari dalle collezioni del Museo Correr, in mwbwuLa Dalmazia nelle relazioni di viaggiatori e pellegrini da Venezia tra Quattro e Seicento, Atti del convegno, Roma Accademia Nazionale dei Lincei, 22-23 maggio 2007, a cura di S. Graciotti, Roma, Bardi, 2009, pp.mwbwy 21–44.
• Luigi Tomaz, mwbwgIn Adriatico nel secondo millennio, Presentazione di Arnaldo Mauri, Think ADV, Conselve, 2010.
• mwbwoEgidio Ivetic, Storia dell'Adriatico, Bologna, il Mulino, 2019, ISBN 978-88-15-28557-7.

Voci correlate
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• Wikizionario
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Collegamenti esterni

• citerefsapere-itAdriàtico, mare-, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Adriatic Sea, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcyclop-dia-of-biblical-theological-and-ecclesiastical-literature(EN) Mare Adriatico, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
• mwbykArpa Emilia-Romagna: previsioni dello stato del mare mwbyoArchiviato il 6 dicembre 2008 in Internet Archive. (con particolare riguardo per l'Adriatico)
• mwby0Meteo Mare: previsioni dello stato del mare (Mari d'Italia)
• mwby8Geologia e sedimentologia del mare Adriatico (Mari d'Italia)